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13 Marzo 2010

La performance dei moderni nebulizzatori è tra essi diversa e si riduce nel tempo

G.M.

Chi pratica la terapia nebulizzante (in particolare con Tobi o Colimicina o Pulmozyme) non si pone in genere i problemi di efficienza degli strumenti impiegati per l’aerosolterapia. Negli ultimi anni si sono sviluppati nebulizzatori sempre più raffinati per ottenere una sufficiente concentrazione di particelle aerosoliche di diametro utile per la penetrazione profonda delle stesse: il diametro ottimale per raggiungere i bronchioli periferici è tra 2 e 3 micron, mentre particelle con diametro maggiore si depositano preferibilmente nei bronchi più grossi o in quelli intermedi. L’efficacia del trattamento aerosolico dipende da un lato dal grado di pervietà delle vie aeree, dall’altro dalle dimensioni delle particelle aerosoliche che si riescono a produrre. I nebulizzatori moderni puntano molto anche sull’accorciamento dei tempi necessari per la nebulizzazione di una stessa dose di soluzione del farmaco. Queste caratteristiche sono legate al tipo di nebulizzatore ma anche al tipo di soluzione che viene inalata, tanto che gli strumenti vengono adattati ai diversi tipi di farmaci da inalare o perlomeno ne viene testata l’efficienza in rapporto allo specifico farmaco.

Un gruppo olandese di specialisti nella valutazione dell’efficienza dei nebulizzatori ha voluto valutare in maniera indipendente dalla compagnia che li produce (la germanica Pari) i due più recenti nebulizzatori da essa distribuiti: uno, basato sulla classica compressione d’aria (jet), il Pari LC Plus, l’altro su base elettronica, il Pari eFlow, il cui elemento nebulizzante è una maglia a rete vibrante che fraziona in particelle la soluzione.

Lo studio è stato fatto con la collaborazione di 15 pazienti FC adulti, che hanno usato per tempi adeguati sia LC Plus che il nuovo eFlow. I nebulizzatori sono stati impiegati per la somministrazione di Tobi a mesi alterni per 6 mesi. Con tecniche sofisticate (diffrazione laser) si è misurato all’inizio e alla fine di 6 mesi di uso la distribuzione delle dimensioni delle particelle e il tempo di consumo della soluzione. Si è così visto che eFlow fornisce all’inizio un diametro mediano delle particelle più largo (3,5 micron) rispetto al nuovo LC Plus (2,8 micron). Questo valore aumenta dopo 6 mesi d’uso per entrambi i nebulizzatori (3,7 e 3,5 rispettivamente) ed aumenta nel tempo anche la disomogeneità delle particelle. I valori iniziali vengono ripristinati adottando un apparecchio nuovo. Il tempo di somministrazione si allunga di molto con l’uso: dopo 6 mesi raddoppia per LC Plus, mentre per eFlow lo strumento si spegne automaticamente dopo 10 minuti di nebulizzazione, quando la dose non è stata ancora completamente erogata.

Gli autori dello studio hanno osservato che la riduzione di efficienza di eFlow dipende in gran parte dal fatto che i forellini della maglia vibrante tendono ad occludersi perché contaminati da materiale di inalazione.

Questo studio testimonia in maniera abbastanza convincente come l’efficienza di questi strumenti d’aerosolterapia abbiano i loro limiti e tendano a logorarsi con il tempo, in particolare quello elettronico, talora annullando o riducendo anche il vantaggio della brevità di somministrazione. Gli autori pensano che l’usura dell’eFlow sia dipesa da vari fattori, tra cui la disinfezione, ma anche dal fatto che i pazienti partecipanti allo studio hanno impiegato lo stesso strumento anche per somministrare farmaci diversi dal Tobi: essi affermano che la nebulizzazione con soluzioni di farmaci diversi da Tobi dovrebbe essere fortemente dissuasa se si impiega eFlow.

1. Rottier BL, et al. Changes in performance of the Pari eFlow Rapid and Pari LC Plus during 6 months use by CF patients. J Aerosol Medicine and Pulmonary Drug Delivery. 2009;22:1-7.