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16 Settembre 2008

Infezione da Micoplasma in fibrosi cistica

Autore: Raffaele
Domanda

Dopo analisi del sangue su mio figlio di 9 anni, affetto da FC, si presenta un virus (MICOPLASMA), che al Centro FC della mia città consigliano di debellare assumendo 1/2 capsula di Zitromax per 3 giorni, ripetuto poi per 3 giorni a settimana per altre due settimane. Ora, dopo 1 mese, è ricomparsa una tosse (senza fenomeni di ristagno di muco tipici della FC) e puntalmente di sera durante il pasto, mentre mio figlio deglutisce, manifesta una sorta di solletico, che pare essere una specie di asma, che fortunatamente passa con il sonno. Vorrei avere maggiori notizie, in virtù del fatto che mi hanno consigliato di ripetere la terapia con Zitromax, in quanto tale virus pare essere molto resistente. Grazie

Risposta

I micoplasmi sono piccoli microrganismi in grado di colonizzare vari tipi di mucose, fra cui quella respiratoria, causando una risposta infiammatoria. Uno degli aspetti caratteristici dei micoplasmi è la mancanza della parete batterica che determina molte delle caratteristiche microbiologiche, come l’aspetto pleomorfo del germe e la resistenza ai farmaci del gruppo delle beta-lattamine. Proprio per la mancanza della parete batterica, e per le loro ridotte dimensioni, i micoplasmi sono stati inizialmente assimilati ai virus e solo all’inizio degli anni ’60 sono stati classificati fra i batteri.

Fra le molte specie di micoplasmi conosciute, Mycoplasma pneumoniae è una delle più comuni cause di infezioni delle vie respiratorie dell’uomo. Il verificarsi di patologie da micoplasma è legato almeno in parte all’età; infezioni clinicamente significative non sono abituali prima dei 4-5 anni di vita. I bambini un po’ più grandi frequentemente hanno infezioni subcliniche o moderate. Le reinfezioni sono considerate comuni. Questo microrganismo, pur essendo una delle principali cause di infezioni delle alte e basse vie respiratorie nei bambini in età scolare e in giovani adulti, non è descritto come patogeno “classico” nei pazienti con fibrosi cistica (FC).

Le particolari caratteristiche microbiologiche del germe fanno sì che esso possa essere identificato con metodiche colturali in un periodo di tempo molto lungo (oltre 2 settimane) e non sono quindi usate nella pratica clinica. Anche i test diagnostici basati sulla studio della risposta immune non sono di molta utilità, poiché gli anticorpi non vengono sintetizzati con sufficiente tempestività da parte dell’organismo per aiutare il medico nelle decisioni diagnostiche. Come se non bastasse, tali anticorpi hanno una scarsa sensibilità, possono comparire in corso di altre infezioni virali (si osserva cioè reattività crociata) e possono perdurare a lungo, anche dopo che l’infezione acuta è superata da tempo. Inoltre, anche quel tipo di anticorpi rivolti verso il micoplasma, che di solito indicano un’infezione recente (appartenenti ad esempio alla classe IgM), possono persistere nel sangue per vari mesi, senza necessariamente indicare un’ infezione in corso.

In pazienti non affetti da FC le infezioni delle alte vie respiratorie e le bronchiti acute causate da M. pneumoniae generalmente non sono gravi e si risolvono senza terapia antibiotica. Nel caso di polmoniti comunitarie in soggetti di oltre 6 anni di età, i macrolidi sono i farmaci di scelta e dovrebbero essere somministrati a dose piena per un totale di 10 – 14 giorni. Uno dei macrolidi utilizzabili è l’azitromicina (Zitromax è uno dei nomi commerciali del principio attivo), che ha alcune caratteristiche particolari:

• ha un’emivita estremamente lunga (permane cioè a lungo in circolo), e solo per questo farmaco è stato suggerito che il periodo di trattamento delle polmoniti comunitarie possa essere diminuito anche a 3- 5 giorni;

• oltre all’azione antibiotica, ha anche un effetto anti-infiammatorio, probabilmente tramite l’inibizione della trascrizione di geni pro-infiammatori;

• in FC, pur non essendo attivo con meccanismi “classici” nei confronti di P. aeruginosa, è in grado di interferire con la sintesi del biofilm di questo batterio (una sorta di barriera biologica prodotta dal germe stesso che lo difende ad esempio dall’azione degli antibiotici)

Per questi ultimi due motivi il farmaco è largamente usato in fibrosi cistica, soprattutto nei pazienti con infezione respiratoria cronica da P.aeruginosa e, con minori evidenze, in quelli con infezione da S. aureus. E’ stato dimostrato che un trattamento a lungo termine con azitromicina è sicuro, riduce il declino della funzione polmonare e il numero delle esacerbazioni respiratorie e migliora lo stato nutrizionale.

Per quanto riguarda il dubbio su un eventuale asma, questo tipo di patologia è un’ostruzione al flusso nelle vie aeree e si manifesta clinicamente non tanto come un ‘solletico’ alla deglutizione, ma con una dispnea espiratoria (cioè difficoltà a respirare in fase espiratoria) caratterizzata clinicamente da bronco-ostruzione e classicamente accompagnata da fischi e sibili. Può essere documentata da una diminuzione dei valori spirometrici (uno dei quali è il FEV1), di solito reversibile sotto l’azione di farmaci broncodilatatori a rapida azione. In pazienti con fibrosi cistica può tuttavia essere difficile distinguere i sintomi di asma “pura” da quelli sostenuti dalla malattia di base.

Un’ipotesi da verificare, indagando in maniera più approfondita sulle sensazioni “di solletico”, sulla durata del sintomo, e sull’eventuale associazione con sintomi e segni di bronco-ostruzione, può essere quella del reflusso gastroesofageo, che frequentemente può associarsi alla fibrosi cistica.

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Dr Giovanni Taccetti - Centro Regionale Toscano FC, Osp. Meyer, Firenze


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