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20 Febbraio 2006

Invaginazione ileocecale: ricorrenza ed esiti a distanza?

Autore: Manuela
Domanda

Buongiorno,

ho letto la risposta alla Domanda del 15/06/2005 di Enrica riguardo a Intussuscezione o invaginazione intestinale. A 6 anni sono stata operata prima di appendicite e poi di peritonite. Sulla cartella medica trovo scritto Invaginazione ileocecale, oltre a Porpora anafilattica e altre due voci scritte in modo incomprensibile.Mi ritrovo con una brutta cicatrice che parte da sopra l’ombelico e arriva poco sopra la zona pubica. Mi chiedo se questa operazione e problema si può riproporre nel corso della vita (adesso ho 35 anni) e se possono significare qualcosa dei piccoli movimenti “nervosi” e involontari che avverto da qualche mese in corrispondenza dell’ombelico e mai avuti. Potrebbero inoltre essersi create delle aderenze tali da provocare infertilità ? Grazie

Risposta

Per informazioni più generali rimandiamo alla domanda-risposta citata: Intussuscezione o invaginazione intestinale.

Per il caso particolare esposto nella domanda, possiamo dire che l’invaginazione ileocecale, cioè la penetrazione a mo’ di dito di guanto arrovesciato dell’ultima parte dell’intestino tenue (ileo) nel ceco (prima porzione ad ansa ceca dell’intestino crasso) è la forma più frequente di invaginazione intestinale. Nel caso citato tale evento può essere stato favorito dal quadro di “Porpora anafilattoide o Sindrome di Henoch-Sch?nlein”, di cui si fa cenno: si tratta di una malattia acuta-subacuta su base immunitaria che provoca piccole emorragie della pelle su base infiammatoria, ma anche emorragie dentro la parete dell’intestino. Queste ultime possono provocare il restringimento a manicotto di una piccola parte dell’intestino, che induce occlusione e forte spinta dell’intestino a monte per vincere l’occlusione. Se ciò avviene nell’ultima parte dell’intestino, questa può spingersi dentro il ceco, specie se il ceco non è ben fissato alla parete posteriore dell’addome. L’intervento chirurgico tende a “svaginare” le anse, ma se si arriva un po’ tardi bisogna togliere il pezzo di intestino invaginato, con ceco ed appendice, ed abboccare l’ileo al colon sopra il ceco (“ileo-trasverso-stomia”). A seguito di un tale intervento, come del resto in tutti gli interventi sull’addome, possono formarsi delle aderenze, che per lo più rimangono senza conseguenze e raramente richiedono un re-intervento per rimuoverle.

In genere l’invaginazione non si ripete, anche perché il chirurgo fissa bene l’intestino alla parete posteriore dell’addome, in modo da non dare lasso a nuovi tentativi di invaginazione. Nel caso in questione, dopo quasi trenta anni dall’intervento, è comunque del tutto improbabile che possa riproporsi l’invaginazione. Circa il problema sollevato dell’infertilità, benché evento piuttosto raro, non si può escludere che qualche aderenza post-chirurgica possa aver interessato le tube, che sono organi facilmente comprimibili. Tuttavia, oggi si può vedere con facilità se vi sia un problema di compressione di tube mediante ecografia. Va detto anche che si tratterebbe in questo caso di una semplice compressione meccanica che può essere agevolmente rimossa con un intervento chirurgico molto semplice.

Con la consulenza del Dr Giuseppe Alaimo (I Chirurgia, Ospedale Maggiore, Verona)

G. M.


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