Sei in Home . News . Paolo Previato racconta 90 giorni di cammino

27 agosto 2018

Paolo Previato racconta 90 giorni di cammino

con DamianoPaolo Previato ce l’ha fatta. L’ingegnere cinquantanovenne rodigino ha raggiunto la città di Canterbury, portando a termine il cammino lungo l’antica strada dei pellegrini, la Via Francigena, nonostante il malore che lo ha costretto a un breve ricovero in Francia. Da lì ha proseguito fino a Londra, prolungando di altri quattro giorni il viaggio dedicato alla piccola Maria, malata di fibrosi cistica, per raggiungere la capitale britannica e visitare lo stadio di Twickenham e il museo del Rugby, sua grande passione.

Dopo circa novanta giorni di cammino, per il suo viaggio di ritorno ha preferito il treno all’aereo per prendersi il tempo di riflettere sull’esperienza e salutare, ancora una volta, i luoghi indimenticabili percorsi in questi mesi. «Porto a casa un legame che resterà per sempre, con Maria e con tutte le persone che ho conosciuto strada facendo e che mi sono state vicino in questi mesi. Dopo un’esperienza come questa, ti porti dentro dei problemi che anche se non sono tuoi, lo diventano. So che in questi giorni Maria è stata ricoverata in ospedale. Per fortuna, i genitori mi hanno detto che sta meglio».

Partito il 22 maggio da Verona, Paolo ha scelto di dare a un’esperienza personale un valore etico ancora più profondo, caricandosi sulle spalle uno zaino simbolicamente colmo di un messaggio di speranza: portare alla conoscenza di quante più persone la fibrosi cistica, la malattia genetica grave più diffusa che in Italia interessa due milioni e mezzo di portatori sani, e l’impegno della ricerca italiana che, nel contesto scientifico internazionale, contribuisce all’individuazione di una cura definitiva per la mutazione più diffusa tra i malati.

Lo scorso anno ha percorso il cammino di Santiago in ricordo di Francesca Menin, prematuramente scomparsa a causa della fibrosi cistica. Per la sua impresa francigena, Paolo ha scelto di farsi portavoce della storia di Maria, dieci candeline spente il 6 agosto, a nome di tutti i malati: «mi trovavo al supermercato e ho visto un banchetto di FFC. Mi sono fermato per salutare i volontari e raccontar loro del mio viaggio a Santiago. Tra loro c’era anche il papà di Maria. Qualche settimana dopo, sempre al supermercato, lo incontro di nuovo ma solo che questa volta con lui c’è anche la figlia che, incuriosita dalla mia storia, mi chiede di poter vedere le foto del cammino. Così ci siamo conosciuti e abbiamo iniziato a frequentarci. Poi un giorno sono andato a trovarli per raccontare il mio viaggio lungo la Via Francigena e la volontà di dedicare questa mia nuova avventura alla piccola Maria. Ne sono stati entusiasti. Quando è stata ora di partire, Maria e la sua famiglia (anche la nonna) mi hanno accompagnato per un lungo tratto a piedi dalla Valpolicella a Verona dove mi aspettava il treno per Roma».

Alla seconda impresa come testimonial FFC, per Paolo Previato la fibrosi cistica è diventata una questione personale: «mi sono avvicinato a questa realtà grazie a mia sorella Anna, che conosceva la malattia attraverso un’amica. Ricordo che i primi tempi ho vissuto questa missione con grande positività, poi i problemi delle persone che ho incontrato in questi anni mi hanno fatto comprendere più a fondo il significato di vivere e convivere con questa malattia. Oggi la fibrosi cistica è diventata anche un mio problema».

Durante il percorso, sono state numerose le persone incuriosite dal messaggio della sua maglietta Fibrosi cistica: la speranza si fa strada. «A loro ho raccontato di Maria e dell’importanza del sostegno alla ricerca scientifica, nella speranza che tutti coloro che oggi sono bambini affetti da questa terribile malattia, possano avere presto un respiro libero». La fibrosi cistica altera le secrezioni di molti organi e a subire la maggiore compromissione sono i bronchi e i polmoni dove il muco tende a ristagnare, generando infezioni e infiammazioni che nel tempo portano all’insufficienza respiratoria.

L’impresa di Paolo Previato è stata patrocinata dall’Associazione Europea delle Vie Francigene e ha contribuito, anche grazie a una raccolta fondi lanciata su Facebook da FFC, al sostegno del progetto di ricerca FFC 6/2017. Lo studio punta a individuare nuovi composti per correggere la mutazione più frequente nei pazienti FC, la F508del.

All’arrivo nelle varie tappe, Paolo è stato accolto affettuosamente dai volontari FFC di zona che per l’occasione hanno promosso eventi e iniziative di informazione e raccolta fondi collegati alla sua impresa. «Quest’anno ho percorso un tratto più lungo in Italia e anche grazie alle iniziative promosse da Fondazione, ho avuto il piacere di conoscere molte più persone collegate alla malattia: rappresentanti delle delegazioni locali, famiglie e bambini affetti da fibrosi cistica. Ricordo con affetto Lorenzo, Melissa, Damiano e Daniele. In Toscana ho incontrato la signora Anna di Montebelluna premiata per l’attività di raccolta fondi a sostegno della FFC e un’infermiera di Forlì che lavora con bambini affetti da fibrosi cistica. Mentre in Francia in un B&B, i gestori mi raccontavano che qualche anno prima avevano ospitato un gruppo di volontari di una fondazione francese per la cura della fibrosi cistica».

Un’esperienza intensa che l’ingegnere rodigino ha condiviso sul suo profilo Instagram @paoloprev e su Radio Francigena attraverso un diario quotidiano, disponibile in podcast, generando, in entrambi i casi, migliaia di interazioni e condivisioni. «L’incontro più bello è avvenuto a Cuneo con Valentina e Marco. Loro stavano affrontando il cammino nella direzione opposta alla mia. Abbiamo trascorso la serata insieme. Ho scoperto due persone incredibili ed è nata una bella amicizia».

In tre mesi di viaggio Paolo ha percorso 2.470 kilometri, una media di 30 al giorno, lungo la Via Francigena, volutamente a ritroso: «perché le possibilità di incontrare persone lungo il cammino sono maggiori se lo percorri controcorrente. Inoltre, soffrendo molto il caldo, ho sperato che partendo dall’Italia e andando verso Nord avrei trovato una condizione climatica favorevole. Mi sbagliavo: anche a Nord le temperature erano molto alte».

E pensando al prossimo anno, ha già in mente una nuova avventura: «mi piacerebbe affrontare un itinerario tutto italiano, per ritrovare le persone che ho conosciuto in questi anni: da Montebelluna a Udine, da Trieste a Roma, e poi ricongiungermi al cammino francigeno, a Brindisi, proseguendo per Calabria e Sicilia».