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20 Agosto 2012

La presenza persistente di Aspergillo nell’escreato o lo stato di sensibilizzazione allo stesso influiscono sull’andamento della funzionalità polmonare FC ?

G. Borgo

L’albero bronchiale delle persone con fibrosi cistica ospita facilmente vari batteri, non tutti e non sempre aggressivi nei confronti dell’ospite, e vari tipi di funghi microscopici: tra questi ultimi, ricordiamo la Candida albicans ed alcune specie di Aspergillus, particolarmente l’Aspergillus fumigatus. Sappiamo che questa facilità alla “colonizzazione” da parte di batteri e funghi è legata alla ridotta capacità del tratto respiratorio FC nel rimuovere questi agenti. Il fungo Aspergillo (inalato come spora) per lo più rimane a lungo un ospite innocente, ma in un certo numero di pazienti può indurre una particolare e complessa risposta immunitaria, caratterizzata dalla produzione di anticorpi tipici delle condizioni allergiche (immunoglobuline IgE), inoltre anticorpi del tipo Immunoglobuline IgG o precipitine, e da attivazione di risposte specifiche da parte dei globuli bianchi della serie linfocitica. Nella sua forma più seria la complicanza prende il nome di “Aspergillosi broncopolmonare allergica” o ABPA, conosciuta per i suoi effetti sfavorevoli sul polmone FC. Fortunatamente alcuni pazienti con Aspergillo nell’escreato sviluppano ABPA (circa il 7%); ma si conosce abbastanza poco degli aspetti iniziali o intermedi della risposta all’Aspergillo. Per saperne di più, in questo lavoro (1) sono stati esaminati un numero consistente di pazienti con presenza di Aspergillo nell’escreato o affetti da ABPA.

I pazienti sono stati distinti in: a) “portatori persistenti” (presenza di Aspergillo in tre escreati consecutivi nell’arco di 6 mesi ma risposta immunitaria assente, cioè con basse IgE totali e basse IgE specifiche anti Aspergillo); b)”pazienti sensibilizzati all’Aspergillo” (presenza persistente di Aspergillo e IgE totali inferiori a 500 IU/ml, ma IgE specifiche maggiori di 0,35 UI/ml); c) pazienti con “ABPA” (presenza di IgE totali maggiori di 500 IU/ml, di IgE specifiche maggiori di 0,35 UI/ml e precipitine anti-Aspergillo aumentate di tre volte rispetto ai valori di partenza).

Sono stati studiati 206 pazienti seguiti presso il centro di Tolosa (Francia) dal 1995 al 2007: di questi 134 erano definibili come appartenenti ai tre gruppi citati: ABPA era presente in 34(16%), sensibilizzati all’Aspergillo erano 63 (31%), e portatori persistenti di Aspergillo 37 (18%). I rimanenti, negativi per Aspergillo, sono stati considerati come gruppo controllo. Sono state prese in considerazione alcune delle principali variabili della storia della malattia: un modesto stato nutrizionale, la presenza di Pseudomonas aeruginosa, l’età, un basso FEV1 di partenza. Ed è stata calcolata l’associazione di ognuna di queste con il rischio di un peggioramento del FEV1. Lo stesso è stato fatto per le tre condizioni Aspergillo-correlate: ABPA, stato di sensibilizzazione, portatore persistente. Il risultato è stato che, valutata singolarmente, ognuna delle tre condizioni era associata ad un rischio di peggioramento del FEV1, però mai statisticamente significativo. Solo se si consideravano tutte e tre insieme, l’associazione con il peggioramento del FEV1 era significativo.

Lo studio quindi ci dice che la presenza di Aspergillo è un segnale da non trascurare: ma non risolve il quesito di quale sia inizialmente il suo vero ruolo; però rinforza l’ipotesi, già sostenuta da altre ricerche (2), che Aspergillo sia inizialmente innocuo e trovi un ambiente più adatto alla colonizzazione nei pazienti con malattia polmonare più avanzata; e che le sue manifestazioni rappresentino quindi una conseguenza, e non una causa, del peggioramento della funzionalità respiratoria FC e quindi della malattia polmonare che vi sta sotto. Perciò rimane anche aperto il problema se e come trattare le condizioni di portatore persistente non sensibilizzato e quella di soggetto sensibilizzato.

1) Fillaux J, Bremont F, Murris M et all “Assessment of Aspergillus sensitization or persistent carriage as a factor in lung function impairment in cystic fibrosis patients” Scandinavian Journal of infectious Diseases 2012 DOI:10.3109/00365548.2012.695454
2) Progressi di Ricerca, Colonizzazione da Aspergillo in fibrosi cistica: ci sono implicazioni sulla funzionalità polmonare? (19/03/2012)