Sei in Home . La Ricerca . Progressi di Ricerca . Pancreatite Acuta Ricorrente nel bambino: fra le cause non rara la fibrosi cistica

15 Giugno 2011

Pancreatite Acuta Ricorrente nel bambino: fra le cause non rara la fibrosi cistica

G.Borgo

Scopo dello studio (1) era trovare la causa di una patologia poco conosciuta ma non rarissima in età pediatrica: la pancreatite acuta ricorrente. Dal momento che può dare sintomi eterogenei come dolori addominali, nausea, vomito, il quadro viene in genere attribuito a cause più comuni (ad esempio una gastroenterite virale). In realtà ha una prevalenza che varia, a seconda delle casistiche, dal 10%al 20% dei bambini. E’ probabile che spesso non sia correttamente diagnosticata: quando diagnosticata, spesso non se ne trova la causa, ed è necessario rivolgersi ad un centro specializzato. Questo vasto gruppo di bambini (78), con età media 8,8 anni, è stato raccolto ed esaminato appunto da un centro di riferimento per la patologia gastrointestinale del bambino; i criteri di inclusione nello studio erano il fatto di aver presentato dolori addominali assieme ad un aumento, con valori almeno tre volte il livello normale, degli enzimi pancreatici nel sangue; l’arco di osservazione si è esteso retrospettivamente agli anni 2003-2008; tutti i soggetti erano pancreas sufficienti .

Le indagini riportate riguardano tre aspetti fondamentali: la ricerca di anomalie strutturali a carico del pancreas, che si svolge con l’esecuzione di ColangioPancreatogafia Retrograda per via Endoscopica (ERCP); il test del sudore; le indagini in campo genetico con ricerca approfondita delle mutazioni del gene CFTR (DHPLC e sequenziamento) e delle mutazioni di altri due geni già segnalati per la loro influenza sul pancreas: PRSS1 (gene del tripsinogeno cationico) e SPINK1 (gene inibitore della tripsina secretoria pancreatica).

I risultati dello studio confermano che spesso alla base della pancreatite acuta ricorrente del bambino può esserci una malformazione nella struttura del pancreas (19.2% dei casi, una cisti del coledoco soprattutto); oppure vi può essere una calcolosi biliare (6.5%). Quello che è abbastanza nuovo e inaspettato è il risultato del test del sudore che è francamente patologico in un caso e “borderline” in ben 7 di 78 pazienti (9%). E ancor più di rilevo il risultato delle indagini genetiche: una mutazione del gene CFTR è presente in quasi la metà dei casi (39.6%), mentre mutazioni dei geni SPINK1 e PRSS1 sembrano giocare un ruolo minore, essendo presenti rispettivamente nel 7.1% e 4.5% dei casi.

Se si esaminano in dettaglio i risultati, si vede che una diagnosi “certa” di fibrosi cistica “classica” viene fatta in soli due casi, uno appunto in base al test del sudore l’altro in base alla presenza di due mutazioni “causanti malattia FC” nell’altro. Mentre invece è notevole il numero di bambini (30% degli esaminati) che hanno un test del sudore negativo e un genotipo che non è decisivo per la diagnosi , perché composto da una mutazione FC assieme ad una variante del gene dal significato incerto (mutazione o polimorfismo benigno ?). Secondo la nuova classificazione proposta (2) questi bambini presentano una CRMS (CFTR Related Metabolic Syndrome), una sindrome metabolica collegata al gene CFTR, vale a dire un quadro composto di un sintomo (in questo caso l’episodio di pancreatite) collegabile a un difetto anche modesto della proteina CFTR, a sua volta dipendente da un “assetto” particolare del gene CFTR (una mutazione combinata a un polimorfismo, oppure due mutazioni dal significato ancora incerto, oppure due polimorfismi). E’ unarea grigia di cui conosciamo ancora poco e solo nei prossimi anni con l’osservazione dell’evoluzione di questi bambini ne sapremo di più.

1) Lucidi V, Alghisi F et all “The Etiology of Acute Recurrent Pancreatitis in Children. A Challenge for Pediatricians”. Pancreas 2011; 40(4): 517-521

2) Borowitz D et all “Cystic Fibrosis Foundation practice guidelines for the management of infants with Cystic Fibrosis Transmembrane Conductance Regulator-Related Metabolic Syndrome during the first two years of life and beyond”. J Pediatr 2009; 155:S 106-16