Quando le mutazioni di classe I non sono del tutto nulle

autore

Beatrice

Domanda

Come si scopre, e in che modello, se una mutazione di classe I è “non classica”?

Risposta

Abbiamo parlato degli approcci della ricerca sulle mutazioni di classe I in questa recente risposta.
Le mutazioni di classe I sono tradizionalmente considerate mutazioni "nulle", ossia associate all'assenza completa di proteina CFTR funzionale. In alcuni casi eccezionali, una mutazione inizialmente classificata come classe I può rivelare caratteristiche inattese quando viene sottoposta a theratyping molecolare e funzionale.

Il modello di riferimento per questi studi è rappresentato dalle cellule nasali primarie del paziente, coltivate e differenziate in particolari condizioni dette interfaccia aria-liquido (ALI).
Quando queste cellule vengono analizzate con tecniche elettrofisiologiche, come la camera di Ussing, e stimolate con cAMP e modulatori di CFTR (ETI), possono mostrare una risposta funzionale inaspettata, seppur di entità molto ridotta, evidenziata dalla presenza di una corrente di cloruro residua.

Parallelamente, l'analisi dell'RNA mediante RT-PCR può dimostrare che l'allele ritenuto nullo produce in realtà trascritti derivanti da splicing alternativo o isoforme di mRNA che mantengono una funzione residua o che possono essere parzialmente recuperate farmacologicamente mediante correttori. Questo fenomeno è stato documentato, per esempio, per il riarrangiamento CFTRdele2ins182.

I modelli cellulari nasali rappresentano oggi il miglior sistema possibile rispetto al tessuto originale delle vie aeree. Rimangono tuttavia modelli in vitro e, come tali, costituiscono un sistema semplificato. Non è possibile garantire che non ci siano delle piccole differenze rispetto a ciò che accade in vivo.
Questo aspetto è particolarmente importante quando studiamo le mutazioni di Classe I "eccezionali". Nei nostri modelli in vitro possiamo osservare che un certo fenomeno molecolare può avvenire: per esempio, che la cellula riesce a produrre una forma di mRNA compatibile con la sintesi di una proteina CFTR che in parte funziona, o che è comunque recuperabile con i farmaci. Tuttavia, il fatto di osservare questo fenomeno nel nostro sistema semplificato dimostra soltanto che questo fenomeno può avvenire, ma non garantisce al 100% che avvenga di sicuro, o con la stessa efficienza, in vivo nel paziente.

Dott.ssa Nicoletta Pedemonte, Direzione scientifica FFC Ricerca