Sulla combinazione tra le mutazioni G542X e G1069R

autore

Anonimo

Domanda

Gentili Dottori, con la presente desideriamo richiedere alcuni chiarimenti in merito agli esiti dei test genetici relativi alla Fibrosi Cistica effettuati durante la gravidanza. Mia moglie è attualmente alla 17ª settimana di gravidanza e da poche ore abbiamo ricevuto i risultati dello screening genetico. Dagli esiti è emerso che:
– il sottoscritto risulta portatore della mutazione c.1624G>T (p.Gly542Ter);
– mia moglie risulta portatrice della mutazione c.3205G>A.
Il centro presso il quale abbiamo effettuato il test ci ha riferito che la mutazione riscontrata nel campione materno, trattandosi di uno screening, non implica necessariamente che essa sia stata trasmessa al feto. Con la presente desidero pertanto comprendere:
– quali siano i rischi effettivi per il feto in presenza di tali mutazioni;
– se la combinazione delle mutazioni riscontrate possa comportare la possibilità che il feto sia affetto da Fibrosi Cistica o ne sia semplicemente portatore;
– quali eventuali approfondimenti diagnostici riteniate opportuni.
– se vi è capitato una coppia con le stesse problematiche.
Resto in attesa di un vostro cortese riscontro e rimango disponibile per eventuali ulteriori informazioni. Cordiali saluti.

Risposta

In base ai risultati del test genetico effettuato per la gravidanza in corso e per le future c’è una probabilità del 25% che il bimbo erediti entrambe le varianti 1624G>T (p.Gly542Ter, nome tradizionale G542X) e c.3205G>A (nome tradizionale G1069R), il 50% di probabilità che ne erediti solo G542X o G1069R e il 25% che non ne erediti nessuna. Tutto questo è indipendente dal sesso del nascituro.

La mutazione G542X è una mutazione che causa fibrosi cistica se combinata con un'altra mutazione anch’essa causativa. In questo caso l’altra variante è la G1069R che è conosciuta per avere “conseguenze variabili” (come è possibile leggere cercando la mutazione sul sito cftr2.org): questo vuol dire che se quel soggetto è portatore anche della G542X, talora può avere sintomi di fibrosi cistica (come tutti quelli che hanno due mutazioni del gene CFTR), talora può non avere nessun sintomo (come chi è portatore di una sola mutazione e quindi sano). Sul nostro sito sono già disponibili alcune informazioni relative a queste mutazioni; invitiamo a usare il motore di ricerca interno per consultare i contenuti e gli approfondimenti dedicati.

Nel caso di chi ci scrive, la diagnosi potrà dunque essere di tipo “clinico” solo dopo la nascita. La farà il medico esperto del Centro di fibrosi cistica della regione (qui l’elenco) che prescriverà indagini fondamentali (fra queste il test del sudore) e darà un’interpretazione del test genetico alla luce delle indagini cliniche.
Questo modo di procedere è l’unico che può portare a una diagnosi e quindi chiarire il significato del test genetico.

Per rispondere all’ultimo quesito di chi ci scrive, abbiamo preso informazioni dal database cftr.2.
A oggi sono 34 i casi descritti con la variante c.3205G>A. Purtroppo, non ci sono dati aggiuntivi a quelli già noti.

Difficilmente attraverso il confronto con gli altri 34 casi che hanno la variante G1069R nel genotipo si può arrivare a qualche conclusione, proprio perché accanto a questa variante anche questi soggetti ne hanno una seconda e la quantità di proteina CFTR prodotta funzionante dipende dall’attività di entrambe le mutazioni. Inoltre, potrebbero aver avuto diagnosi in tempi diversi e cure diverse da quelle del caso in oggetto, tutti fattori in grado di influenzare l’andamento della malattia. Per tutte queste ragioni si dice che la fibrosi cistica ha un decorso individuale e i confronti su un numero ristretto di casi non aiutano a fare previsioni.

Infine, anche se entrambe le mutazioni fossero note per tutti i soggetti, si deve rammentare che la variabilità genetica, quella ambientale, nonché le terapie, rendono la correlazione genotipo-fenotipo complicata e spesso difficilmente prevedibile. Pertanto, la predizione del decorso della malattia a partire dal genotipo non è una prassi raccomandata. Spesso, infatti, persone con FC e medesimo genotipo possono presentare manifestazioni cliniche differenti.

Dott. Carlo Castellani, Direttore scientifico FFC Ricerca