Una vita a studiare i canali della fibrosi cistica

Intervista a Michael Gray
di Luisa Alessio
Una vita a studiare i canali della fibrosi cistica
Alessandro

La sua carriera è legata a doppio filo allo studio dei canali ionici. C’è stato un momento particolare che l’ha convinta che la ricerca sarebbe stata la sua strada?

Tutto è iniziato durante l’ultimo anno di università a Leeds. È stato il mio progetto di ricerca ad accendere la scintilla per la scienza, che non si è mai spenta. Ho proseguito con un dottorato all’Università di Londra per
studiare l’effetto dei virus sul trasporto di ioni nelle cellule umane. Il mio supervisore era il professor Charles Pasternak, curiosamente un lontano parente di Boris Pasternak, l’autore del Dottor Zivago!
Grazie a lui è nato il mio interesse per i canali ionici.
Senza saperlo, stavo tracciando la strada che mi avrebbe portato alla fibrosi cistica.

Alla fine degli anni ‘80, prima ancora che venisse scoperto il gene della fibrosi cistica, ha ottenuto un risultato storico. Ci racconta quel momento?

In quegli anni a Newcastle usavo la tecnica del patch clamp per cercare i canali ionici coinvolti nella secrezione di bicarbonato e liquidi nel pancreas.
Nel 1988 registrai l’attività di un canale nelle cellule del dotto pancreatico umano che solo più tardi si rivelò essere proprio CFTR. Sapere di aver effettuato la primissima registrazione di CFTR in una cellula epiteliale umana è stata un’esperienza straordinaria.

È rimasto fedele a questa linea di ricerca per oltre trent’anni. Cosa l’ha spinta a non cambiare mai strada?

Oltre alla sfida scientifica, è stato fondamentale l’aspetto umano. Durante la mia prima conferenza in Nord America incontrai infermieri, fisioterapisti e dietologi dei
team clinici. Mi dissero quanto la ricerca fosse importante per sviluppare nuove cure. Mi sono sentito parte di una grande “famiglia” mondiale unita contro una malattia devastante.
Questa sensazione ha influenzato anche il mio insegnamento: ho introdotto corsi specifici sulla fibrosi cistica a Medicina, e sono felice quando gli studenti mi dicono
di essersi ispirati alle mie lezioni per le loro carriere in campo sanitario e di ricerca.

Oltre alla ricerca pura, dedica molto tempo alla formazione dei giovani ricercatori.

È una delle cose che amo di più. Lavorare con giovani appassionati da tutto il mondo ha fatto la differenza nella nostra comprensione della fibrosi cistica e di altre patologie correlate come la pancreatite o la BPCO (BroncoPneumopatia Cronica Ostruttiva).
Sono sempre onorato di parlarne in occasioni di rilievo.
Nel 2018 sono stato addirittura invitato a Buckingham Palace per il 70° compleanno dell’allora Principe di Galles, oggi Re Carlo, proprio in riconoscimento del mio lavoro per il CF Trust (UK), che ha sostenuto e finanziato la mia ricerca per molti anni. È stato un onore immenso.

C’è un episodio che ha cambiato il suo modo di fare ricerca?

Al mio primo congresso a Londra presentavo un poster sui canali nel cuore.
Ero molto nervoso. Un uomo piccolo con la barba si fermò e iniziò a leggere in silenzio, borbottando tra sé. Poi mi fece una domanda difficilissima e mi suggerì un modo diverso di analizzare i dati. Solo dopo scoprii che era Erwin Neher, l’inventore del patch clamp e futuro Premio Nobel. Seguii il suo consiglio e la mia ricerca cambiò completamente.
Quell’episodio mi ha insegnato quanto il confronto sia fondamentale nella scienza

Che ruolo hanno le fondazioni in tutto questo processo?

Un ruolo essenziale. Devo un grande ringraziamento a tutta la comunità della fibrosi cistica e al CF Trust per il loro supporto negli anni. Senza finanziamenti continuativi, strumenti adeguati e collaborazione tra ricercatori, molte scoperte semplicemente non sarebbero state possibili.

Per concludere: chi è Mike Gray quando si toglie il camice da scienziato?

Amo passare il tempo con mia moglie e i miei figli, ormai adulti, stare all’aria aperta, passeggiare. Mi piace nuotare nel mare: ricordo con piacere le nuotate nelle acque calde di
Ischia, decisamente diverse dal gelido Mare del Nord! Amo anche andare in kayak e pescare dalla mia barca.

Io odio la fibrosi cistica

perché soffoca la vita.
Claudio, Alpino e fisioterapista