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13 Febbraio 2020

Perché i referti dei test genetici usano indicare la presenza di mutazioni di un gene in omozigosi oppure in eterozigosi

Autore: Giovanni
Argomenti: Test genetico
Domanda

Perché nei referti di test genetici si rende necessario dire “presente in omozigosi oppure in eterozigosi”? Non basterebbe usare i termini positivo o negativo, se è presente una mutazione del gene che si vuole investigare?

Risposta

Il nostro DNA (acido desossiribonucleico), contenuto nel nucleo cellulare, contiene tutte le informazioni per il corretto funzionamento del nostro organismo. Ciascuna informazione, o gene, non agisce singolarmente sulle caratteristiche ereditarie, piuttosto è governata dalla presenza di due copie dello stesso gene, una di derivazione materna e una di derivazione paterna, detti alleli. La combinazione casuale di informazioni paterne e materne è perciò responsabile delle caratteristiche somatiche e del funzionamento del nostro corpo.

Il gene CFTR (Cystic Fibrosis Transmembrane conductance Regulator – regolatore della conduttanza transmembrana della fibrosi cistica), produce una proteina di membrana – CFTR – che funziona come canale del cloro e del bicarbonato e ha probabilmente altre funzioni non ancora ben identificate. Se i due alleli sono normali, il soggetto possiede due geni CFTR normali e ne deriva una proteina CFTR normale; se un solo allele è alterato e quindi un solo gene CFTR è mutato, questo può essere trasmesso alla prole, ma non produce sintomi di malattia; se entrambi gli alleli sono mutati ne deriva la fibrosi cistica, una malattia complessa con interessamento di organi diversi.

Il test genetico, eseguito per diversi scopi, sul sangue di un individuo, va a identificare le mutazioni presenti nel gene CFTR. Nel caso in cui sia presente solo una mutazione del gene CFTR, il soggetto è definito eterozigote, cioè portatore sano, e la mutazione è in eterozigosi. Il caso in cui la stessa mutazione sia presente su entrambi gli alleli, si definisce omozigosi e il soggetto, definito omozigote per quella mutazione, ha i sintomi della malattia. Il caso in cui siano state identificate dal test genetico due mutazioni diverse, ciascuna presente in uno dei due alleli, si definisce eterozigosi composta. Anche in questo ultimo caso sono presenti sintomi della malattia. Questa terminologia serve perciò a precisare non solo se una mutazione è presente ma anche se è presente in uno solo o in entrambi gli alleli del gene CFTR. Il significato di questa terminologia è riportata anche in altre risposte a domande pervenute al sito web della Fondazione per la Ricerca per la Fibrosi Cistica (1, 2).

Il test genetico deve anche riportare il livello di approfondimento diagnostico, cioè la cosiddetta detection rate, che corrisponde alla percentuale di probabilità di identificare una mutazione (una detection rate del 90 o 70% significa che il test può identificare, rispettivamente, il 90% o il 70% delle mutazioni possibili del gene CFTR; una buona detection rate del test per le mutazioni del gene CFTR è del 95-98%) (3).

1) Il confondente concetto di “eterozigosi”. Il caso di infertilità maschile associata alla combinazione di mutazione G85E con possibile polimorfismo 5T-TG lungo, 9/06/2019
2) Test del sudore borderline in un bimbo con screening neonatale positivo e una mutazione CFTR in eterozigosi, 23/02/2015
3) Bergougnoux A, et al. Current and future molecular approaches in the diagnosis of cystic fibrosis. Expert Rev Respir Med 2018; 12(5):415-426

Dott. Cesare Braggion (Membro del CdA FFC, già direttore del Centro Regionale Toscano FC, osp. Meyer, Firenze)


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