L’aumento di peso come effetto dei farmaci modulatori

autore

NN

Domanda

Buon pomeriggio. Avrei bisogno di un chiarimento in merito agli effetti collaterali di Kaftrio e Kalydeco. Premetto che sono una paziente adulta di 64 anni. Da circa 6 anni sto assumendo i due farmaci con un notevole miglioramento e controllo dei sintomi. L’unico problema è l’aumento di peso che ho avuto da quando li ho assunti, nonostante una dieta equilibrata e una attività fisica moderata ma costante. Su questo aspetto mi sento un po’ smarrita perché in alcuni convegni si è discusso di questo possibile effetto collaterale, mentre i Centri che ho consultato asseriscono che l’aumento del peso non è stato causato dai farmaci in questione. Ho anche assunto la tirzepatide da cui ho tratto solo lievi benefici e preferirei interrompere dato che molti nutrizionisti non sono d’accordo sull’utilizzo. Gradirei avere un vostro parere.

Risposta

L’aumento di peso è uno degli effetti della terapia con modulatori di CFTR. Effetto cercato e atteso piuttosto che effetto collaterale, in quanto uno degli obiettivi degli studi clinici (questi) che hanno portato all’approvazione di questi farmaci e confermato in studi successivi. Il miglioramento dell’indice di massa corporea (BMI) è infatti uno degli outcome usati per valutare l'efficacia di questi farmaci, alla luce del noto impatto negativo di uno stato nutrizionale deficitario sulla funzione respiratoria e sugli indici di sopravvivenza delle persone con fibrosi cistica.

Al tempo stesso, il miglioramento della funzione pancreatica, dell’assorbimento intestinale, assieme alla riduzione dell’infiammazione e del numero di riacutizzazioni respiratorie indotte dai modulatori, ha portato a osservare una cresente numero dei pazienti in sovrappeso e con obesità, anche in assenza di un aumento delle calorie assunte giornalmente (come si può approfondire qui). Si stima che questa tendenza possa associarsi, in relazione al notevole incremento dell’aspettativa di vita osservato dall’avvento dei modulatori di CFTR, allo sviluppo di complicanze metaboliche tipiche dell’obesità che potrebbero avere un effetto negativo sulla qualità di vita e sulla malattia respiratoria. Questo ha portato a rivedere le indicazioni nutrizionali nelle persone con fibrosi cistica (vedi qui), ad abbandonare l’indicazione esclusiva della dieta ipercalorica, iperlipidica e con aggiunta di sali verso un approccio dietetico personalizzato che includa il consumo di frutta e verdura con cereali integrali e che limiti l’assunzione di zuccheri aggiunti, sale e grassi saturi.

Senza entrare nello specifico del caso in questione, non conoscendo con precisione la situazione clinica e la presenza di altre cause possibili di aumento di peso o di complicanze metaboliche quali il diabete, è facile pensare che l’avvio di un farmaco come la tirzepatide sia stato preso in considerazione dopo un tentativo fallito di una revisione dietetica. A tal proposito quello che è bene sottolineare è che esistono limitate esperienze con questa categoria di farmaci in pazienti obesi con fibrosi cistica ma i dati iniziali (per esempio questi) sembrano incoraggiarne l’uso in questa categoria di pazienti.

Il consiglio è quello di affidarsi al nutrizionista del Centro di riferimento e di valutare insieme al team FC di riferimento la soluzione migliore per mantenere tutti gli effetti positivi legati all’assunzione di ETI ed evitare i rischi potenziali connessi a un eccessivo aumento ponderale.

Stefano Costa, Gastroenterologia Pediatrica e Fibrosi Cistica, AOU "G Martino" Messina 2024