Le variazioni del test del sudore nelle persone in trattamento con Kaftrio

autore

F.

Domanda

Buonasera, mia figlia ha 5 anni ed è affetta da fibrosi cistica con mutazioni F508del+F508del/L467F. Assume Kaftrio da circa 5 mesi a dosaggio standard. Prima dell’inizio della terapia il test del sudore era pari a 118 mmol/L; all’ultimo controllo il valore è sceso a 49 mmol/L. Vorrei capire meglio alcuni aspetti per valutare l’effettiva risposta alla terapia: – questo calo può essere considerato un segnale di buona efficacia del farmaco? – il valore del test del sudore potrebbe diminuire ulteriormente con il proseguire della terapia oppure tende a stabilizzarsi su questi livelli? – il fatto che il test resti in una fascia “borderline” indica una risposta parziale oppure non è necessariamente correlato ai benefici clinici complessivi? – ci sono differenze di risposta legate all’età o al tipo di mutazione che possano spiegare questo risultato? Ammetto di essermi sentita un po’ scoraggiata perché, confrontandomi con altri genitori, ho visto che molti bambini in terapia con Kaftrio rientrano nei valori di normalità del test del sudore. Mi chiedo quindi se il risultato di mia figlia sia comunque da considerare positivo e rassicurante nel suo specifico caso. Grazie mille

Risposta

L’efficacia della terapia con i modulatori del CFTR, come Kaftrio/Kalydeco, viene valutata sia in termini clinici (diminuzione delle riacutizzazioni polmonari, miglioramento della funzione polmonare, miglioramento dello stato nutrizionale, ecc), sia in termini di recupero della funzione della proteina CFTR che risulta compromessa nelle persone con fibrosi cistica (FC). Il recupero di funzione della proteina CFTR viene misurato con il test del sudore.

Diversi studi scientifici (questo e questo) hanno valutato come varia la concentrazione di cloro nel sudore nelle persone con FC in trattamento con Kaftrio/Kalydeco. I risultati di questi studi ci dicono che i valori del test del sudore, dopo avvio della terapia, possono essere molto variabili. È importante in ogni caso valutare la risposta individuale al trattamento.

Come abbiamo scritto in precedenza (vedi qui), la diminuzione della concentrazione di cloro nel sudore dopo l’avvio della terapia con modulatori sta a indicare che la proteina CFTR ha, almeno in parte, recuperato la sua funzione. Di solito questo risultato si accompagna anche a un miglioramento dei parametri clinici.
Nel caso presentato, la concentrazione di cloro nel sudore è passata da 118 mmol/L, prima di avviare la terapia, a 49 mmol/L dopo 5 mesi dall’avvio della terapia, risultato in linea con quanto indicato dagli studi clinici di approvazione di Kafrio/Kalydeco, in cui la diminuzione media del cloro sudorale dopo avvio della terapia è circa 40–50 mmol/L e si mantiene stabile nel tempo. Tuttavia non sappiamo se questa diminuzione si sia accompagnata a un miglioramento clinico.

La letteratura ci dice che di solito un miglioramento del dato funzionale si accompagna anche a un miglioramento del quadro clinico: in alcuni casi il miglioramento clinico è evidente a poca distanza dall’avvio della terapia, in altri casi bisogna attendere più tempo. A ogni modo, è certo che solo la terapia con i modulatori del CFTR è in grado, almeno fino a oggi, di recuperare la funzione di CFTR: nessun altro trattamento ha fatto registrare un miglioramento, fino anche alla normalizzazione, dei valori patologici del test del sudore delle persone con FC.

Tornando infine al caso presentato, la risposta al trattamento è evidente in termini di recupero della funzione della proteina CFTR. Tuttavia non possiamo predire se questo recupero di funzione sarà ancora più consistente nel tempo, né possiamo predire se una ulteriore diminuzione della concentrazione di cloro sudorale si accompagnerà a un miglioramento del quadro clinico.
Va infatti tenuto in considerazione che l’efficacia dei modulatori di CFTR dipende da vari fattori, come per esempio:

  • aderenza alla terapia con il modulatore, ma anche alla terapia di base
  • assorbimento del farmaco
  • interazione con altri farmaci
  • esposizione al fumo
Natalia Cirilli, biologa Azienda Ospedaliero Universitaria delle Marche