Come migliorare l’aderenza alle terapie in fibrosi cistica?

Come migliorare l’aderenza alle terapie in fibrosi cistica?


Qual è il problema

L’aderenza alle terapie per i pazienti affetti da fibrosi cistica (FC) è una vera sfida per i team di cura, che hanno fra i loro compiti anche quello di sorvegliarla e incentivarla.

Che cosa si sa

L’aumento della durata della vita dei malati FC è legato al continuo sviluppo di nuove terapie, spesso complesse e difficilmente conciliabili con i normali ritmi della vita quotidiana. E’ importante sapere quanto i pazienti le applichino realmente e quali strategie e sostegno i curanti possano adottare per favorirne l’aderenza.

Che cosa aggiunge questo studio

Questo studio ha indagato le pratiche adottate dai centri pediatrici e per adulti negli USA.

Il 64% dei centri interpellati discutono l’aderenza alle terapie con i pazienti/familiari ma solo l’8% usa misure oggettive, che sappiamo essere più attendibili, per misurare questo parametro. Vista l’importanza del tema, le misure oggettive sono preferibili, e questa ricerca le suggerisce.

PREMESSE, MATERIALE E METODI

L’attesa di vita per i pazienti FC è in aumento e il numero dei soggetti che sono in età adulta è in notevole progressione. Questo succede grazie all’applicazione di terapie complesse che richiedono molta motivazione e molto tempo. 115 centri pediatrici e 95 centri adulti negli USA sono stati invitati a partecipare ad una inchiesta sul tema dell’aderenza alle terapie in FC. Le domande vertevano su 4 punti: 1) come il centro discute con il paziente di aderenza alle terapie; 2) quanto spesso il centro verifica l’aderenza; 3) la frequenza d’uso di alcune pratiche di verifica; 4) quali gli ostacoli che impediscono ai centri FC di dedicare maggior impegno sul tema.

RISULTATI e COMMENTO

Ha risposto l’80% dei centri pediatrici e il l 40% dei centri per adulti. Le risposte sono state date da almeno un membro del team di cura (infermiere, medico, direttore del centro). Mediamente è stato riferito che il tempo riservato a discutere con il paziente di aderenza alle terapie è circa il 20% del tempo totale della visita (che è di 60 minuti!!). Nel 65% dei centri si discute di aderenza al trattamento con i pazienti ad ogni visita, il 23% dei centri però riferisce di non usare pratiche standard per discutere di aderenza ed il 12% dei centri discute di aderenza solo se c’è un declino nello stato di salute del paziente o in occasione della visita annuale. La maggior parte dei centri valuta l’aderenza al trattamento sulla base di informazioni riferite dal paziente; alcuni centri affermano che l’aderenza al trattamento è buona se la funzionalità respiratoria rimane stabile. L’88% dei centri afferma di discutere con il paziente di aderenza: ma in pratica alcuni indicatori di comportamento non sembrano confermare la dichiarazione teorica: solo il 69% dei centri fornisce al paziente istruzioni scritte sul dosaggio dei farmaci; solo il 34% dei centri spiega al paziente cosa fare quando dimentica di assumere una dose di farmaco. L’88% dei centri coinvolge pazienti/familiari nelle decisioni cliniche, ma solo il 55% dei centri fornisce al paziente un piano di trattamento personalizzato che si adatta alla sua routine quotidiana; solo il 51% dei centri suggerisce strategie per ricordare al paziente di assumere i farmaci e solo il 42% dei centri promuove l’aderenza con sistemi come il diario, la scatola delle pillole. L’80% dei centri invita il paziente ad una visita anticipata se ci sono problemi di aderenza al trattamento, ma solo il 20% dei centri usa e-mail o contatti telefonici per verificare se il paziente assume un farmaco o se sono comparsi effetti avversi. Il personale dei centri si sente adeguatamente “formato” per parlare di aderenza alle terapie con il paziente (75%), ma solo il 40% pensa di farlo in modo efficace. Il 75% afferma di avere tempo sufficiente per discutere di aderenza (dato che sembrerebbe molto ottimistico, per lo meno pensando alla realtà dei centri italiani), ma solo il 50% dei centri afferma di poter avere, in caso di difficoltà, l’aiuto di altri esperti (psicologo, assistente sociale, farmacista).

In conclusione il suggerimento è di adottare misure oggettive per monitorare l’aderenza al trattamento, quali: prescrizioni di farmaci, sistemi di controllo dell’erogazione del farmaco (es.: i-Neb, un sistema elettronico che permette di memorizzare su una piccola scheda-archivio quante volte viene effettivamente fatto l’aerosol), strategie centrate sul paziente (decisioni cliniche condivise e intervista motivazionale), fornire piani di trattamento scritti al paziente. I professionisti inoltre, con un approccio integrato sull’argomento, dovrebbero rinforzare e mettere insieme le reciproche competenze. Il lavoro è interessante, ma ha il limite di indagare solo l’aderenza al trattamento farmacologico. Non ha preso in considerazione l’aderenza alla fisioterapia respiratoria o alla nutrizione, realtà altrettanto complesse e invece spesso poco “esplorate” nel contatto con i pazienti e i loro familiari.

1. Riekert KA, et al, Opportunities for cystic fibrosis care teams to support treatment adherence, J Cyst Fibros (2014), http://dx.doi.org/10.1016/j.jcf.2014.10.003

ALTRI PROGRESSI DI RICERCA

Le strade percorse dalla ricerca per le mutazioni di classe I

Le mutazioni di Classe I sono difetti del DNA che impediscono alla cellula di produrre la proteina CFTR. La ricerca sta percorrendo diverse strade promettenti per trovare una terapia alternativa.

Cinque curiosità scientifiche del 2025

Il 2025 ha regalato tante novità dalla ricerca, e tra queste ce ne sono cinque che vogliamo raccontarvi.

Il fumo riduce l’efficacia della terapia con Kaftrio

Un nuovo studio retrospettivo dimostra che l’esposizione al fumo riduce i benefici a lungo termine della terapia per la fibrosi cistica più efficace oggi disponibile: la tripla combinazione elexacaftor/tezacaftor/ivacaftor