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25 Gennaio 2009

Disinfezione delle ampolle per aerosol con sistemi a vapore

Autore: Sara
Domanda

In seguito alla domanda del 30/05/08 (disinfezione dei dispositivi terapeutici: ipoclorito o vapore?), dove il prof. F.Festini afferma che il vapore non è un buon disinfettante, ho chiesto spiegazioni nel mio Centro di Cura. Loro ritengono che il vapore disinfetti efficacemente, perchè prescritto ad esempio dalla Pari e dalla E-flow per le ampolle di queste apparecchiature per aerosolterapia (è scritto sul libretto di istruzione dell’ampolla). Che fare?

Risposta

Abbiamo interpellato il prof Festini sul problema già affrontato se sia meglio la soluzione di ipoclorito o il vapore per la disinfezione delle ampolle dei nebulizzatori. Egli conferma quanto aveva indicato nella riposta alla domanda del 30.05.08 Disinfezione dei dispositivi terapeutici: ipoclorito o vapore? Riportiamo testualmente quanto contenuto in quella risposta a proposito del “vapore fluente”: “I suoi limiti sono rappresentati dalle temperature relativamente poco elevate che può raggiungere il vapore acqueo, dalla necessità di un tempo di esposizione relativamente lungo e dalla possibilità che il vapore non raggiunga tutta la superficie da trattare e che la sua azione venga inibita dalla presenza di bolle d’aria. Benchè il vapore fluente -se correttamente usato- possa ridurre la carica batterica degli oggetti trattati, non sembra tuttavia in grado di garantire una disinfezione di grado elevato. In particolare, non risultano studi che abbiano valutato la sua efficacia su dispositivi per la terapia respiratoria usati da persone con fibrosi cistica con colonizzazione da Pseudomonas aeruginosa. Le linee guida attualmente disponibili sul controllo delle infezioni in fibrosi cistica non includono il vapore fluente tra i sistemi raccomandati per la disinfezione a domicilio dei dispositivi usati. Al contrario, i disinfettanti a base di ipoclorito di sodio sono raccomandati da tutte le linee guida FC-specifiche”. Su questo ci sentiamo ancora di concordare pienamente.

Abbiamo comunque condotto una verifica della letteratura scientifica e clinica in merito ed effettivamente vi è quasi niente di studi sulla disinfezione a vapore e non vi è al momento alcuna evidenza che il vapore (non quello ad alta pressione impiegato nei sistemi tradizionali di autoclave) abbia efficacia maggiore rispetto alla disinfezione chimica con ipoclorito. E’ vero che la compagnia germanica Pari suggerisce per le sue ampolle, compresa quella dell’e-Flow rapid, l’impiego di uno strumento per disinfezione a vapore a domicilio (largamente promosso per la disinfezione dei biberon), il “Nuk steam sterilizer”, della compagnia germanica Mapa GmbH. Tuttavia, il poco di pubblicato in materia si riduce ad un poster presentato al congresso europeo del 2004 da un gruppo francese (1) che, per quanto ci risulta, non ha avuto seguito di pubblicazione in esteso su riviste internazionali né sviluppo di indagine: si tratta di un esperimento con ampolle Pari contaminate artificialmente (e non usate da pazienti FC) con tre tipi di batteri (Pseudomonas aeruginosa, Stafilococco aureo e Burkholderia cepacia ) e trattate in alternativa con il vapore Nuk o con l’immersione in sodio ipoclorito. Entrambi i sistemi riducono la presenza batterica nelle ampolle senza significativa differenza tra i due per quanto riguarda Pseudomonas e Stafilococco, ma per B. cepacia il vapore è complessivamente meno efficace dell’ipoclorito. Uno studio sempre francese più recente (2) valuta se la disinfezione a vapore con sistema Nuk riduca l’efficienza del nebulizzatore e-Flow rapid: trovano che la qualità di aerosol erogato con tobramicina o colistina non si modifica dopo 60 cicli di disinfezione con vapore, in maniera peraltro non dissimile da quello che si ha con la disinfezione chimica mediante immersione in soluzioni acquose disinfettanti; ma nulla dice quello studio sull’efficienza disinfettante dello strumento vaporizzante. Ricordiamo che uno studio belga (3) del 2005, valutando l’efficacia, sempre in vitro, di 5 metodi di disinfezione sui boccagli e sulle maschere dei nebulizzatori di comune impiego (non viene testato il vapore), trovano che la soluzione di ipoclorito (0,02% di cloro attivo) è altamente efficace per tutti i batteri testati , inclusi Ps. aeruginosa e B.cepacia. Su questo problema si conferma che le linee guida per la fibrosi cistica continuano a suggerire l’impiego di ipoclorito e fino a questo momento non si fa cenno al vapore. Il riferimento ancora più utilizzato è quello del documento di Consensus nordamericano del 2003 (4) sul controllo delle infezioni in fibrosi cistica. Certamente il sistema ideale di disinfezione a domicilio dei nebulizzatori non è stato ancora trovato: il Gruppo di Studio francese per l’Aerosolterapia dice in proposito che “stiamo ancora aspettando un sistema di disinfezione semplice, rapido, economico e senza effetti sulla performance dei nebulizzatori” (5).

Suggeriamo di consultare su questa tematica anche la risposta del Prof. Festini alla domanda del 18.08.05, assai ricca di informazioni sulla disinfezione: Disinfettanti per Pseudomonas aeruginosa.

1. Doit C, et al. Microbiological efficiency control of a domestic steam disinfector against nebulizers of cystic fibrosis patients. J Cystic Fibros 2004; 3, Suppl 1, Abs 152

2. Bakuridze L, et al. Does repeated disinfection of the e-Flow rapid nebulizer affect in vitro performance? J Cystic Fibros 2007;6:309-10

3. Reychler G, et al. In vitro evaluation of efficacy of 5 methods of disinfection on mouthpiece and facemasks contaminated by strains of cystic fibrosis patients. J Cystic Fibros 2005;4:183-187.

4. Saiman L, et al. Infection control recommendations for patients with cystic fibrosis: microbiology, important pathogens, and infection control practices to prevent patient-to-patient transmission. Infection Control and Hospital Epidemiology 2003; 31, Suppl 3:S1-62

5. Reychler G, et al. Disinfection of devices for nebulization: stakes, difficulties, and improvement proposals. Rev Mal Respir. 2007; 24:1351-61

G.M.


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