Il percorso di un farmaco dalle provette alle nostre case
Prima di arrivare nelle nostre case, ogni farmaco attraversa un lungo viaggio attraverso laboratori, esperimenti e iter burocratici. Abbiamo analizzato alcuni dati presenti nel Report 2025 rilasciato da EMA insieme a Tiziano Bandiera, del team di Valorizzazione della Ricerca di Fondazione.
ALESSANDRA RIA, DIREZIONE SCIENTIFICA FFC RICERCA
Prima di arrivare nelle nostre case, ogni farmaco attraversa un lungo viaggio. Un percorso che inizia da un’ipotesi sulla possibile causa di una malattia, si snoda attraverso anni di esperimenti e test e si conclude con l’approvazione legislativa. In Europa, l’ente regolatorio che valuta, supervisiona e raccomanda l’autorizzazione dei medicinali è l’EMA (European Medicines Agency). Ogni anno EMA rilascia un report in cui riassume i farmaci raccomandati nell’anno per l’immissione in commercio, suddivisi per categorie (nuovi principi attivi, farmaci generici e biosimilari, medicinali orfani, …). Abbiamo analizzato alcuni dati presenti nel documento 2025 insieme a Tiziano Bandiera, componente del team di Valorizzazione della Ricerca di Fondazione, per comprendere meglio come funzionano questi complessiiter e quali sono state le novità dell’ultimo anno per la fibrosi cistica.
– Partiamo dai numeri del Report 2025: sono stati raccomandati 104 nuovi farmaci per l’approvazione, di cui ben 38 contengono un nuovo principio attivo. Qual è la differenza tra i due numeri?
Prima di tutto è importante precisare che il ruolo di EMA è solo quello di valutare un nuovo farmaco e raccomandarnel’approvazione. L’approvazione vera e propria viene successivamente concessa da un altro organo dell’Unione Europea, cioè la Commissione Europea. Nel numero totale di raccomandazioni, figurano 38 principi attivi mai approvatiprima nell’Unione Europea, ma anche farmaci generici e nuove indicazioni per principi attivi già approvati precedentemente. Per esempio, ci sono ben 23 biosimilari che contengono il principio attivo denosumab, mostrando come una stessa sostanza può essere alla base di più farmaci diversi. I pareri di EMA non riguardano solo nuovi usi o nuove formulazioni di principi attivi già approvati, ma anche nuovi farmaci generici, in particolare i cosiddetti “farmaci biologici” costituiti prevalentemente da anticorpi monoclonali.
– Ha menzionato farmaci generici e biosimilari, qual è la differenza?
Entrambi derivano da farmaci già esistenti, ma i generici sono ottenuti in laboratorio per sintesi chimica, mentre i biosimilari sono molecole più complesse prodotte da cellule vive. Essendo più complessi, sono molto simili all’originale ma non identici.
– Qual è l’importanza della loro approvazione? Favoriscono un abbassamento dei costi?
Sì: sia i generici sia i biosimilari hanno un costo inferiore ai farmaci originali, perché il produttore non ha dovuto sostenere gli ingenti costi di ricerca e sviluppo del principio attivo. Va ricordato che entrambe le tipologie di farmaci possono essere immesse in commercio solamente dopo che sono scaduti ibrevetti che rivendicano i principi attivi originali. Inoltre, l’approvazione del farmaco generico può innescare una competizione di mercato che spesso porta a una riduzione del costo del farmaco originale. Questo si può tradurre in una maggiore sostenibilità economica e in un accesso più ampioalle cure.
– Il viaggio di una molecola, dal suo sviluppo fino ai trial clinici, è lungo: quali sono le fasi di uno studio clinico e in che modo EMA può velocizzare i processi senza rinunciare alla sicurezza dei farmaci?
Il trial clinico è l’ultima fase del processo di sviluppo di un nuovo farmaco, ma è anche la più lunga perché può richiedere dai 5 ai 7-8 anni; è anche la più costosa. Ci si arriva dopo la scoperta di un potenziale farmaco e il suo successivo sviluppo preclinico, dove si identifica la formulazione più appropriata e si valuta la sua potenziale tossicità. Questi step possono richiedere da 2 a 4 anni di lavoro. Il trial clinico si conduce sugli esseri umani e consiste in tre fasi: – Fase 1: si valutano la tollerabilità e la sicurezza del potenziale farmaco somministrandolo a diversi dosaggi a volontari sani. Se si tratta di un farmaco oncologico, viene somministrato a pazienti oncologici. – Fase 2: il candidato farmaco viene somministrato, sempre a diversi dosaggi, ad alcune centinaia di pazienti per un’iniziale valutazione di efficacia. – Fase 3: il candidato farmaco può essere ora somministrato anche a migliaia di pazienti per confermarne l’efficacia e monitorarne su larga scala i potenziali effetti collaterali.
Esistono delle procedure accelerate, che sono state introdotte per rendere più veloce l’approvazione di farmaci innovativi in modo da renderli disponibili ai pazienti nel minor tempo possibile. Inoltre, le aziende farmaceutiche che stanno sviluppando un farmaco possono interagire con EMA per avere indicazioni su come strutturare al meglio i trial in modo da diminuire i tempi, preservando sempre il rigore scientifico degli studi.
– Veniamo alla fibrosi cistica: recentemente ha fatto la sua comparsa Alyftrek, una nuova tripla combinazione. Qual è il vantaggio concreto della modifica chimica apportata a questa terapia?
I principali farmaci per la FC già in uso sono i modulatori della proteina CFTR. Tra questi ci sono Kalydeco (ivacaftor), indicato per alcune mutazioni di gating, per esempio G551D, e Kaftrio (ivacaftor, tezacaftor ed elexacaftor), usato per mutazioni di classe non I, per esempio F508del. Alyftrek è un nuovo farmaco in cui ivacaftor è stato sostituito da deutivacaftor ed elexacaftor da vanzacaftor. Deutivacaftor ha una maggiore stabilità metabolica rispetto a ivacaftor: resiste meglio agli enzimi epatici che modificano chimicamente i farmaci e, in genere, ne riducono l’efficacia. Vanzacaftor, invece, riduce la concentrazione degli ioni cloruro nel sudore più di elexacaftor, coerentemente con una migliore capacità di ripristinare la maturazione della proteina CFTR mutata. Poiché resta più a lungo nell’organismo, Alyftrek consente di evitare la seconda somministrazione giornaliera prevista con Kaftrio, con un vantaggio importante per la qualità della vita e l’aderenza al trattamento.
ALTRE NOVITÀ DELLA RICERCA
Nuovi vettori sintetici a base di lipidi per il trasporto dei farmaci
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Il percorso di un farmaco dalle provette alle nostre case
ALESSANDRA RIA, DIREZIONE SCIENTIFICA FFC RICERCA
Prima di arrivare nelle nostre case, ogni farmaco attraversa un lungo viaggio. Un percorso che inizia da un’ipotesi sulla possibile causa di una malattia, si snoda attraverso anni di esperimenti e test e si conclude con l’approvazione legislativa. In Europa, l’ente regolatorio che valuta, supervisiona e raccomanda l’autorizzazione dei medicinali è l’EMA (European Medicines Agency).
Ogni anno EMA rilascia un report in cui riassume i farmaci raccomandati nell’anno per l’immissione in commercio, suddivisi per categorie (nuovi principi attivi, farmaci generici e biosimilari, medicinali orfani, …). Abbiamo analizzato alcuni dati presenti nel documento 2025 insieme a Tiziano Bandiera, componente del team di Valorizzazione della Ricerca di Fondazione, per comprendere meglio come funzionano questi complessi iter e quali sono state le novità dell’ultimo anno per la fibrosi cistica.
– Partiamo dai numeri del Report 2025: sono stati raccomandati 104 nuovi farmaci per l’approvazione, di cui ben 38 contengono un nuovo principio attivo. Qual è la differenza tra i due numeri?
Prima di tutto è importante precisare che il ruolo di EMA è solo quello di valutare un nuovo farmaco e raccomandarne l’approvazione. L’approvazione vera e propria viene successivamente concessa da un altro organo dell’Unione Europea, cioè la Commissione Europea.
Nel numero totale di raccomandazioni, figurano 38 principi attivi mai approvati prima nell’Unione Europea, ma anche farmaci generici e nuove indicazioni per principi attivi già approvati precedentemente. Per esempio, ci sono ben 23 biosimilari che contengono il principio attivo denosumab, mostrando come una stessa sostanza può essere alla base di più farmaci diversi.
I pareri di EMA non riguardano solo nuovi usi o nuove formulazioni di principi attivi già approvati, ma anche nuovi farmaci generici, in particolare i cosiddetti “farmaci biologici” costituiti prevalentemente da anticorpi monoclonali.
– Ha menzionato farmaci generici e biosimilari, qual è la differenza?
Entrambi derivano da farmaci già esistenti, ma i generici sono ottenuti in laboratorio per sintesi chimica, mentre i biosimilari sono molecole più complesse prodotte da cellule vive. Essendo più complessi, sono molto simili all’originale ma non identici.
– Qual è l’importanza della loro approvazione? Favoriscono un abbassamento dei costi?
Sì: sia i generici sia i biosimilari hanno un costo inferiore ai farmaci originali, perché il produttore non ha dovuto sostenere gli ingenti costi di ricerca e sviluppo del principio attivo. Va ricordato che entrambe le tipologie di farmaci possono essere immesse in commercio solamente dopo che sono scaduti i brevetti che rivendicano i principi attivi originali. Inoltre, l’approvazione del farmaco generico può innescare una competizione di mercato che spesso porta a una riduzione del costo del farmaco originale.
Questo si può tradurre in una maggiore sostenibilità economica e in un accesso più ampio alle cure.
– Il viaggio di una molecola, dal suo sviluppo fino ai trial clinici, è lungo: quali sono le fasi di uno studio clinico e in che modo EMA può velocizzare i processi senza rinunciare alla sicurezza dei farmaci?
Il trial clinico è l’ultima fase del processo di sviluppo di un nuovo farmaco, ma è anche la più lunga perché può richiedere dai 5 ai 7-8 anni; è anche la più costosa. Ci si arriva dopo la scoperta di un potenziale farmaco e il suo successivo sviluppo preclinico, dove si identifica la formulazione più appropriata e si valuta la sua potenziale tossicità. Questi step possono richiedere da 2 a 4 anni di lavoro.
Il trial clinico si conduce sugli esseri umani e consiste in tre fasi:
– Fase 1: si valutano la tollerabilità e la sicurezza del potenziale farmaco somministrandolo a diversi dosaggi a volontari sani. Se si tratta di un farmaco oncologico, viene somministrato a pazienti oncologici.
– Fase 2: il candidato farmaco viene somministrato, sempre a diversi dosaggi, ad alcune centinaia di pazienti per un’iniziale valutazione di efficacia.
– Fase 3: il candidato farmaco può essere ora somministrato anche a migliaia di pazienti per confermarne l’efficacia e monitorarne su larga scala i potenziali effetti collaterali.
Esistono delle procedure accelerate, che sono state introdotte per rendere più veloce l’approvazione di farmaci innovativi in modo da renderli disponibili ai pazienti nel minor tempo possibile. Inoltre, le aziende farmaceutiche che stanno sviluppando un farmaco possono interagire con EMA per avere indicazioni su come strutturare al meglio i trial in modo da diminuire i tempi, preservando sempre il rigore scientifico degli studi.
– Veniamo alla fibrosi cistica: recentemente ha fatto la sua comparsa Alyftrek, una nuova tripla combinazione. Qual è il vantaggio concreto della modifica chimica apportata a questa terapia?
I principali farmaci per la FC già in uso sono i modulatori della proteina CFTR. Tra questi ci sono Kalydeco (ivacaftor), indicato per alcune mutazioni di gating, per esempio G551D, e Kaftrio (ivacaftor, tezacaftor ed elexacaftor), usato per mutazioni di classe non I, per esempio F508del.
Alyftrek è un nuovo farmaco in cui ivacaftor è stato sostituito da deutivacaftor ed elexacaftor da vanzacaftor. Deutivacaftor ha una maggiore stabilità metabolica rispetto a ivacaftor: resiste meglio agli enzimi epatici che modificano chimicamente i farmaci e, in genere, ne riducono l’efficacia. Vanzacaftor, invece, riduce la concentrazione degli ioni cloruro nel sudore più di elexacaftor, coerentemente con una migliore capacità di ripristinare la maturazione della proteina CFTR mutata. Poiché resta più a lungo nell’organismo, Alyftrek consente di evitare la seconda somministrazione giornaliera prevista con Kaftrio, con un vantaggio importante per la qualità della vita e l’aderenza al trattamento.
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