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17 Luglio 2008

Anticorpi monoclonali contro le immunoglobuline E possono controllare le forme di Aspergillosi Broncopolmonare resistenti […]

G.M.

L’aspergillosi Broncopolmonare Allergica (ABPA) è una frequente complicanza di natura immuno-allergica nei malati con fibrosi cistica. In causa sono alcune proteine liberate dal fungo Aspergillus, che alberga facilmente nelle vie respiratorie di questi malati, verso le quali si producono in alta carica anticorpi di almeno due tipi, le immunoglobuline E (IgE) e le precipitine. Queste reazioni anticorpali, accanto ad altre reazioni immunitarie, determinano un supplemento di infiammazione con danno polmonare progressivo. La malattia decorre con esacerbazioni (crisi asmatiche, febbre, addensamenti polmonari) accompagnate da un enorme innalzamento dei livelli di immunoglobuline E nel sangue. Il trattamento abituale è quello basato sul cortisone somministrato per lunghi periodi ed eventualmente su un antibiotico antifungino (itraconazolo più frequentemente). Nella lunga somministrazione, questi farmaci hanno effetti collaterali indesiderati e vi sono casi ad essi resistenti. Due clinici del Minnesota hanno pensato che un trattamento di forme resistenti ai cortisonici con anticorpi specifici anti-immunoglobuline E potesse avere efficacia, analogamente a quanto ottenuto in casi di asma resistente (anche l’asma è sostenuta in prevalenza da immunoglobuline E). E’ ciò che hanno potuto sperimentare in tre ragazzi con CF e ABPA, cortisone-dipendenti e con frequenti esacerbazioni. Nemmeno l’itraconazolo aveva modificato in essi l’andamento.

I tre ragazzi iniziarono trattamento con Omalizumab, il preparato di anticorpi anti-IgE umanizzati: 300-375 mg ogni 2 settimane. Essi si affrancarono completamente dal cortisone e dopo molti mesi di osservazione (8 mesi in uno e 18 mesi negli altri due) non si sono avute esacerbazioni di ABPA e si è anche ottenuto un miglioramento della funzione respiratoria.

Il razionale di questo trattamento consisterebbe nella capacità degli anticorpi monoclonali anti-IgE di legarsi alle IgE circolanti impedendo ad esse di accoppiarsi con i recettori delle cellule deputate a scatenare la reazione immuno-allergica.

Difficile dire se questa proposta possa entrare nella routine del trattamento dell’ABPA in CF: tre casi non fanno storia né evidenza. Vi è anche da dire che l’ABPA è una complessa patologia immunitaria in cui le IgE, pur essendo l’espressione dominante della complicanza non rappresentano l’unico meccanismo con cui si sviluppa e si esacerba l’ABPA. Tuttavia l’esperienza segnalata è suggestiva e stimolante e può incoraggiare uno studio clinico su vasta scala randomizzato e controllato.

1. Zirbes JM, Milla CE. Steroid sparino effect of Omalizumab for Allergic Bronchopulmonary Aaspergillosis and cystic fibrosis. Pediatr Pulmonol 2008;43:607-610