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12 Gennaio 2007

E’ vero che la ricerca CF è finalizzata solo a risolvere il difetto legato alla mutazione DF508?

Autore: Augusto
Domanda

Vorrei sottoporvi una impressione che ho spesso, leggendo le notizie sui vostri notiziari e in genere su tutto il materiale riguardante la ricerca sulla FC nel mondo. Mi sembra che tutti gli sforzi che si fanno a livello di ricerca, di scoperte di nuovi farmaci, di studi per scoprire nuove terapie, siano tutti finalizzati a risolvere il difetto della mutazione DF508. So che la grande maggioranza dei malati FC appartiene a questa categoria ma non esiste il rischio di discriminare a livello di ricerca certe mutazioni a favore di altre? Dando per scontato che gli studi realizzati per risolvere la mutazione più diffusa serviranno in parte anche per tutte le altre mutazioni, mi dorrebbe scoprire che determinati progetti vengono scartati a priori proprio perchè non potenzialmente convenienti a incidere sulla maggioranza della popolazione FC. Forse non sarebbe questa la cosa più giusta e sensata. Mi piacerebbe sentire la vostra opinione. Grazie e buon anno a tutti.

 

Risposta

L’impressione del nostro interlocutore crediamo sia corretta ma solo in parte. E’ vero che la maggior parte degli studi sul malfunzionamento della proteina CFTR difettosa sono rivolti al difetto legato alla mutazione DF508, certamente perché questa è la mutazione di gran lunga più frequente (70-80% nelle popolazioni anglosassoni, 50% nelle popolazioni mediterranee) ma anche quella che si è riusciti a studiare per prima dopo la scoperta del gene CFTR. E’ vero anche che gli studi su farmaci mirati a correggere o potenziare la proteina difettosa riguardano questa mutazione, di cui più si conosce il tipo di disfunzione. In particolare, i farmaci “correttori” sono quelli che possono far maturare correttamente la proteina CFTR che non riesce ad assumere la conformazione adatta per raggiungere la membrana apicale delle cellule, in causa proprio della mutazione DF508, ed è questa l’unica mutazione che comporti un tale tipo di disfunzione, che è probabilmente correggibile. Tuttavia, i farmaci “potenziatori”, quelli cioè che riescono a stimolare il funzionamento di una CFTR debole ma che sia riuscita a raggiungere spontaneamente o per via terapeutica la sede di azione, sono studiati anche per qualche altra mutazione, ad esempio la G551D. Su questo fronte vi sono anche progetti finanziati dalla Fondazione FFC: si vedano ad esempio le sintesi in “Progressi di Ricerca” (Moran – Farmaci potenziatori della proteina CFTR; Galietta, Pedemonte – Scoperte nuove molecole attive sul difetto di base della FC).

Sono in corso studi assai promettenti per “curare” le mutazioni “stop”: si veda in proposito la domanda-risposta del 22.11.06 Novità su PTC124: un farmaco potenzialmente curativo di mutazioni stop. Queste mutazioni rappresentano in Italia più del 10% di tutte le mutazioni.

Sono allo studio anche soluzioni per le numerose mutazioni cosiddette di “splicing”, quelle che impediscono una corretta copiatura del codice genetico dal DNA al mRNA. Anche qui vi sono importanti studi finanziati dalla Fondazione FFC: si vedano ad esempio i progetti FFC #3/2003 e FFC #15/2005 del gruppo di Pagani (Brochure IV Convention in “Documenti informativi”).

Sono numerosi gli studi mirati a trovare farmaci che compensano il difetto di base agendo su canali cellulari del cloro alternativi al canale CFTR: un esempio riguarda il Denufosol, farmaco già in avanzata fase di sperimentazione clinica (vedere domanda del 18.09.06 Denufosol: un farmaco correttore del difetto di base…)

Gli studi di terapia genica, compresi quelli che intendono utilizzare cellule staminali, nonostante gli ostacoli sinora incontrati, mirano a correggere le cellule difettose indipendentemente dalla mutazione in causa.

Infine c’è un’ampia gamma di studi, anche clinici, rivolti al trattamento dell’infezione e dell’infiammazione polmonare CF sempre indipendentemente dal genotipo.

Quindi, il pessimismo del nostro amico interlocutore va forse ragionevolmente corretto: il problema della ricerca CF oggi non è la mancanza di visione complessiva dei bisogni di ricerca, che è a nostro avviso molto ricca e promettente, ma è quello di poter accelerare il passaggio dal laboratorio alle persone malate. Quanto poi al timore che vengano scartati progetti perché non destinati ad incidere sulla maggioranza della popolazione CF, bisogna dire che qui siamo proprio fuori strada: questo non è mai stato un criterio con cui si valutano proposte di ricerca né da noi né altrove.

 

G. M.


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