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11 Aprile 2024

Gli studi sull’interazione tra intestino e polmone in fibrosi cistica

Autore: Teresa
Argomenti: Ricerca
Domanda

Gentilissimi, vorrei sapere cosa ne pensate del seguente studio: Study shows important role gut microbes play in airway health in persons with cystic fibrosis ed eventualmente che tipo di probiotico poter integrare in una bimba con FC di 7 anni (forma completa). Grazie mille.

Risposta

Un filone di ricerca attuale è rappresentato dal rapporto intestino-polmone. Alla base di questo tipo di studi c’è la conoscenza che intestino e polmoni contengono una vasta popolazione di batteri e che gli avanzamenti della microbiologia, oltre a identificare in questi due ambienti specifici batteri responsabili di malattia, hanno permesso di analizzare con tecniche genetiche l’intera popolazione batterica che colonizza intestino e polmoni, definita anche microbioma. La malattia intestinale con l’insufficienza pancreatica è già presente alla nascita nella fibrosi cistica (FC) e ciò ha fatto ipotizzare che una alterazione del microbioma intestinale con infiammazione in questa sede possa “trasferirsi” anche ai polmoni.

Lo studio citato nell’articolo condiviso dalla nostra interlocutrice è questo e si situa proprio in questo nel filone della ricerca su intestino-polmone. Nello studio è stato usato il topo con la doppia mutazione F508del: il microbioma intestinale era caratterizzato da riduzione della diversità delle specie batteriche, in particolare della specie Bacteroides, a cui si associava infiammazione con aumento di particolari molecole chiamate citochine, sia nell’intestino che nel sangue. Se l’intestino era arricchito di Bacteroides l’infiammazione si riduceva. Questo effetto era mediato dall’acido propionico, un acido grasso prodotto dai Bacteroides stessi.

È da citare, per quanto riguarda questo filone di ricerca, lo studio FFC#5/2023 finanziato da FFC Ricerca e condotto da Alessandra Bragonzi dell’Istituto San Raffaele di Milano in cui viene pure usato il topo con FC, un topo particolare che ha sia sintomi intestinali che polmonari, per indagare il rapporto tra intestino e polmone. Il gruppo di ricerca intende verificare se l’infezione intestinale da Pseudomonas aeruginosa possa alterare l’integrità della mucosa e così favorire il passaggio di batteri o sostanze da essi derivate e citochine infiammatorie dall’intestino al polmone attraverso la circolazione sanguigna. Lo studio indagherà anche i rapporti tra intestino e polmone nella prima infezione da Pseudomonas aeruginosa nei bambini con FC.

Questo filone è perciò attraente e stimolante. Senza aver ben definito i collegamenti tra intestino e polmone alcuni studi clinici randomizzati hanno valutato le variazioni nella popolazione batterica del microbioma intestinale sulle esacerbazioni polmonari e sulla funzione polmonare. Per ottenere un effetto benefico sul microbioma intestinale sono stati usati: i) i probiotici, specie batteriche viventi, attive, contenute normalmente nell’intestino; ii) i prebiotici, sostanze non digeribili, contenute in alcuni alimenti (aglio, cipolla, porri, farina di frumento, banane, mele, fagioli), che promuovono la crescita dei batteri intestinali; iii) i simbiotici sono un mix di probiotici e prebiotici.
In questo sito, in questa pagina, sono stati pubblicati i risultati di una rassegna sistematica di studi precedenti il 2016: i 9 studi analizzati sono risultati poco confrontabili tra di loro sia per la casistica sia per il probiotico usato che la durata della sua somministrazione; i risultati sono stati contrastanti e tali da non poter definire un ruolo dei probiotici.

Anche i risultati degli studi successivi si sono rivelati contrastanti: ne riportiamo di seguito una breve rassegna. In uno studio placebo-controllato (questo), pubblicato nel 2018 da un gruppo italiano, è stato somministrato un probiotico a base di Lactobacillus rhamnosus GG per 1 anno: non sono stati dimostrati effetti positivi sulle esacerbazioni polmonari, le ospedalizzazioni, lo stato nutrizionale e il volume espiratorio forzato al primo secondo (FEV1), un parametro della spirometria. Uno studio analogo (questo) con l’uso dello stesso probiotico ha invece dimostrato che il microbioma si modifica con prevalenza di Bifidobacteria: questa variazione si associava a benefici clinici sul polmone.
Uno studio placebo-controllato (questo) non ha dimostrato invece effetti benefici di un probiotico sul polmone e sulla calprotectina fecale, considerato un indice di infiammazione intestinale. L’unico effetto positivo è stato un miglioramento della permeabilità intestinale. Considerando solo l’effetto positivo della somministrazione di un probiotico a base di Lactobacillus reuteri per 12 mesi sulla quantità di calprotectina fecale, uno studio spagnolo (questo) ha dimostrato anche un aumento della diversità del microbioma, che va considerato un effetto positivo. Infine, uno studio brasiliano (questo) ha valutato gli effetti di un simbiotico somministrato per 90 giorni, senza evidenziare effetti sulla funzione polmonare e lo stato nutrizionale ma una certa riduzione delle interleuchine infiammatorie.

Ci sembra di poter concludere che gli studi sui modelli animali hanno portato alcune evidenze sulla relazione tra intestino e polmoni, ma i meccanismi di fondo sono ancora poco chiari. Anche i risultati contrastanti degli studi clinici non suggeriscono di usare per periodi prolungati i probiotici nelle persone con fibrosi cistica.

Dott. Cesare Braggion, Direzione scientifica FFC Ricerca


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